Gastrobase.it
Gastroenterologia Xagena
Xagena Mappa
Medical Meeting

Esofagectomia ibrida minimamente invasiva per il cancro esofageo


Le complicanze postoperatorie, in particolare le complicanze polmonari, colpiscono più della metà dei pazienti sottoposti a esofagectomia a cielo aperto per cancro esofageo.
Non è chiaro se l'esofagectomia ibrida minimamente invasiva abbia come risultato una morbilità inferiore rispetto all'esofagectomia a cielo aperto.

È stato condotto uno studio multicentrico, in aperto, randomizzato, controllato, che ha coinvolto pazienti di età compresa tra 18 e 75 anni con cancro resecabile del terzo medio o inferiore dell'esofago.
I pazienti sono stati assegnati in modo casuale a subire esofagectomia transtoracica a cielo aperto ( procedura in aperto ) o esofagectomia ibrida minimamente invasiva ( procedura ibrida ).

La chirurgia ibrida comprendeva una operazione addominale-toracica a due campi ( chiamata anche procedura Ivor-Lewis ) con mobilizzazione gastrica laparoscopica e toracotomia destra a cielo aperto.

L'endpoint primario era rappresentato da complicazioni intraoperatorie o postoperatorie di grado II o superiore secondo la classificazione di Clavien-Dindo ( che indica le complicanze maggiori che portano all'intervento ) entro 30 giorni.

Le analisi sono state condotte secondo il principio intention-to-treat.

Dal 2009 al 2012, sono stati assegnati casualmente 103 pazienti al gruppo di procedura ibrida e 104 al gruppo di procedura in aperto.

In totale 312 eventi avversi gravi sono stati registrati in 110 pazienti. 37 pazienti ( 36% ) nel gruppo con procedura ibrida hanno avuto una complicanza intraoperatoria o postoperatoria maggiore, rispetto a 67 ( 64% ) nel gruppo con procedura in aperto ( odds ratio, OR=0.31, P minore di 0.001 ).

In totale 18 pazienti su 102 ( 18% ) nel gruppo con procedura ibrida hanno presentato una complicanza polmonare maggiore rispetto a 31 su 103 ( 30% ) nel gruppo con procedura in aperto.

A 3 anni, la sopravvivenza globale era del 67% nel gruppo con procedura ibrida, rispetto al 55% nel gruppo con procedura in aperto; la sopravvivenza libera da malattia è stata del 57% e del 48%, rispettivamente.

L'esofagectomia ibrida minimamente invasiva ha provocato una minore incidenza di complicanze maggiori intraoperatorie e postoperatorie, in particolare complicazioni polmonari, rispetto all'esofagectomia a cielo aperto, senza compromettere la sopravvivenza globale e libera da malattia in un periodo di 3 anni. ( Xagena2019 )

Mariette C et al, N Engl J Med 2019; 380: 152-162

Gastro2019 Onco2019 Chiru2019



Indietro